Il pronosticone 2009

24 03 09

C’è questa cosa, dove risulto bravino: fare i pronosticoni generalissimi. Non sto qui a ricordare quelli che ho preso (clamorosi!), anche perché quelli ciccati sono altrettanti (ma meno clamorosi, ho sbagliato di poco). Con l’occasione della fine dei tornei di questa stagione, ci riprovo:

NBA: Lakers. Vero, in questo momento i Cavaliers di LeBron sono primi di tutta la lega. LBJ fa triple-doppie come far la pizza: gli vengono rotonde e buone (cari tutti, se qualcuno mi copia la battuta avvisatemi). Ma diamo un’occhiata ai rosters e fatevi due sane risate quando pensate agli accoppiamenti difensivi Lakers-Cavs.

Italia: Bologna è sorprendente. Sponda Virtus, dico. Epperò c’è Siena. Insomma, ancora una volta sarà difficile che una squadra "italiana" vinca il campionato italiano.

Spagna: il Tau ci tira. Il Barcelona ha un Vasquez tornato su livelli altissimi. Uhm… Barcelona.

Eurolega: Barcelona e Tau si incontrano già adesso, ai quarti. Da qui esce chi vince il titolo continentale.

Chissà com’è che il basket spagnolo è sempre il migliore d’Europa. Chissà com’è che il nostro arranca.

Il Rusca

23 03 09

Ieri sera, domenica 22 marzo 2009, sono andato al palazzetto per vedere una partita di basket. Non c’era modo migliore per tornare a Basketbhall. Ho scelto con cura: una partita di mio fratello contro Stefano Rusconi.

Il Rusca, lo dico subito, è il miglior centro del basket italiano. Inutile far storie, sparare nomi a caso sperando di beccarne uno meglio - non ce n’è. Bisogna andare in Lituania a cercare un Principe, ma in Italia non ce n’è. Speravo in uno show: è sceso in C1, un po’ per il soldo e un po’ perché è effettivamente più lento di quanto non fosse anche solo 3 o 4 anni fa. Classe ‘68, i 40 anni si sentono nel fisico di uno che negli ultimi 30 te lo immagini a sportellare con tutti e tutto. Quello che non cambia, e anzi forse migliora col tempo, è la consapevolezza che Rusconi ha dello spazio che occupa e di quello che ha intorno. A questo livello è più facile, ok: lo so pure io che è stato tra i primi italians nella NBA, a Phoenix, dove gli facevano fare il cambio di Sir Charles (ma il cambio per le scenate? Non ricordo Barkley in panchina in tutta la sua carriera…). Lo so pure io che è campione d’Italia. So tutto: avevo il 15 addosso, quando giocavo, perché è il numero del Rusca. E perché la maglia 15 era la più grande, io ero il più grande e così è andata.

Insomma, ho visto la partita. Ha vinto Rusconi, 23 punti e non so quanti rimbalzi e assist. Mio fratello 16 e non so eccetera. Ma s’è svegliato nel secondo tempo, nel primo era fuori ruolo (quanti allenatori stupidi dovrò vedere nella mia vita? Come si fa a non distinguere un 2/3 da un 4? Perché far giocare un 2/3 da 4? L’unico motivo che mi viene in mente è voler perdere - no, me ne vengono due, il secondo è la piatta stupidità). Comunque, highlight del match la schiacciata dopo aver preso la linea di fondo. Non di Rusconi, ste cose non le fa (più); di mio fratello su 3 o 4 difensori, compreso il miglior centro italiano. Di sempre.

Ma per tutto l’incontro, la cosa bella da vedere era quando arrivava palla sotto: raddoppio, sistematico. Non basta. Rusconi aspetta il terzo difensore, la difesa è sbilanciata e lui scarica all’uomo libero che taglia. Bravi, l’han capito che se tagli ti arriva. Non credo sia difficile fare la guardia con un centro così, e insomma. Finale con Rusca che porta su palla, dalla panca gli suggeriscono di buttarla fuori, lo cambiano e applausi. Qualche fischio, non ho capito se diretto a lui. Fischiare Rusconi vuol dire non capire un emerito di basket. Se si desse l’MVP per partite abbastanza tristi come quella, l’avrebbe vinto facile.

Ma sono in debito con i miei lettori della parte di show: ieri sera era la maglietta. Un arbitrucolo (ma lo sono quasi tutti, no?) continuava a dire al centrone di infilare la canotta nei pantaloncini. Patetico, un’arroganza meschina e piccola. Rusca infila la maglietta due, tre volte. Alla quarta sbotta: "E la maglietta, e i pantaloncini - ma se qualche volta mi fischi qualcosa?". Non è la risposta dei tempi che furono, vero. L’arbitro ha persino accennato un’arrabbiatura (ma chi credi di spaventare?) e lui ha chiesto scusa. Non s’è nemmeno lamentato eccessivamente dei falli che subiva. Che a 40 anni sia diventato saggio? Che si sia reso conto che non vale la pena farsi il sangue amaro per quei piccoletti?

Portland-Denver 1977

26 11 08

Stamattina mi sono svegliato presto e ho visto su SportItalia l’ultimo pezzo (un po’ del quarto quarto e il supplementare) della partita Portland@Denver, anno 1977, quando Portland avrebbe vinto il titolo. E mentre non volevo alzarmi dal letto, facevo tra me e me alcune considerazioni:

  • certo che si vestivano strani davvero! Vedere Jack Ramsey (coach Portland) con un completo azzurro su camicia rosa dotata di collettone a punte aperta fino al 3° bottone fa effetto. Per fortuna dovevo ancora fare colazione.
  • circa 31 milioni di palle perse, solo nel pezzetto di gara che ho visto. Secondo me in campo c’era qualcuno che non sapeva nemmeno il proprio nome. Delle cose orrende, spaventose, raccapriccianti. Impensabili. Dei passaggi a dir poco idioti, buttati alla cavolo in una selva di braccia di giocatori dell’altra squadra. Ancora non ci credo.
  • Sembrava una partita a "ciapa e tira". Che in sé ci sta, l’essenza della pallacanestro è mettere la palla nel canestro. Ma se ti marcano stretto non è che basta tirare in faccia al difensore, forse un passaggio sarebbe una scelta più appropriata. Ma le cose, negli anni ‘70, forse andavano al contrario: se sei libero passi, se ti marcano tiri. Credo sia così che hanno costruito la sconfitta subita da URSS alle Olimpiadi 1972.
  • Dan Issel non ha la considerazione che meriterebbe. Fortissimo.
  • non c’era la linea da 3 punti. Sto pensando che forse levarla costringerebbe le squadre a creare gioco invece che cercare di fare blocchi a 7 metri dal canestro. I successivi punti della mia riforma del basket sarebbero la reintroduzione dell’ 1+1 e l’obbligo di calzettoni al ginocchio.

THE_REAL_SHAQ

23 11 08

I’m watchn my 8 yr old son play, i’m jealous hes a better free throw shoota

Ho scoperto tramite DownloadBlog (che riprende da Mashable) che Shaq posta qualche illuminante considerazione (lui è The Big Aristotle) su Twitter, dal 18 novembre. E cerca di convincere anche Nash. Scettici? Leggetevi il suo twitter: il 20 novembre, 3 giorni fa, lancia il messaggio al fondatore del giochino web: LORD B, DNT B SKEPTICAL, ITS ME GIMME A NUMBER I WILL CALL U. Il tizio in questione da un numero, e Shaq chiama e invita lui e tutta la famiglia a una partita.

Shaq ne ha un po’ per tutti - leggiamo un messaggio in tre parti:

So u wear a cape and win a dunk contest and they call u superman So what do u call a guy wit 4 rings , i know THE REAL SUPERMAN Aka SHAQ

18 novembre, rimugina ancora. Ma trova il modo di togliersi i cattivi pensieri:

Im at a italian restaraunt, the fettucini was fabuloso

 

shaqfaccione 

Hai capito il pivello!

05 11 08

Il pivello del titolo sarebbe poi il Gasol "piccolo", o meglio giovane. Marc, il fratello minore di Pau. Ora, entrambi hanno la loro bella carriera già avviata e una bacheca sfondata dai trofei: campioni del mondo, vice d’Europa, titolo spagnoli, di squadra e individuali. Pau è rookie of the year, e vicecampione NBA l’anno scorso.

Marc, dopo qualche tentennamento, ha deciso di raggiungere l’America e prendere il posto ai Grizzlies che fu di Pau. Il ragazzo è giovane, in Europa fa quel che vuole ma la NBA è un’altra cosa, i bestioni lo massacrano… tutte queste vaccate sono passate per la testa di chi non ha mai capito una emerita di pallacanestro. Marc Gasol viaggia a 13 punti+ 10.3 rimbalzi e un efficiency rate di +19 (stic…), giocando da centro puro, sportellate e tutto l’armamentario del pivottone. Contro i Warriors un 27+16 che la spiega bene.

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