Portland-Denver 1977

26 11 08

Stamattina mi sono svegliato presto e ho visto su SportItalia l’ultimo pezzo (un po’ del quarto quarto e il supplementare) della partita Portland@Denver, anno 1977, quando Portland avrebbe vinto il titolo. E mentre non volevo alzarmi dal letto, facevo tra me e me alcune considerazioni:

  • certo che si vestivano strani davvero! Vedere Jack Ramsey (coach Portland) con un completo azzurro su camicia rosa dotata di collettone a punte aperta fino al 3° bottone fa effetto. Per fortuna dovevo ancora fare colazione.
  • circa 31 milioni di palle perse, solo nel pezzetto di gara che ho visto. Secondo me in campo c’era qualcuno che non sapeva nemmeno il proprio nome. Delle cose orrende, spaventose, raccapriccianti. Impensabili. Dei passaggi a dir poco idioti, buttati alla cavolo in una selva di braccia di giocatori dell’altra squadra. Ancora non ci credo.
  • Sembrava una partita a "ciapa e tira". Che in sé ci sta, l’essenza della pallacanestro è mettere la palla nel canestro. Ma se ti marcano stretto non è che basta tirare in faccia al difensore, forse un passaggio sarebbe una scelta più appropriata. Ma le cose, negli anni ‘70, forse andavano al contrario: se sei libero passi, se ti marcano tiri. Credo sia così che hanno costruito la sconfitta subita da URSS alle Olimpiadi 1972.
  • Dan Issel non ha la considerazione che meriterebbe. Fortissimo.
  • non c’era la linea da 3 punti. Sto pensando che forse levarla costringerebbe le squadre a creare gioco invece che cercare di fare blocchi a 7 metri dal canestro. I successivi punti della mia riforma del basket sarebbero la reintroduzione dell’ 1+1 e l’obbligo di calzettoni al ginocchio.

THE_REAL_SHAQ

23 11 08

I’m watchn my 8 yr old son play, i’m jealous hes a better free throw shoota

Ho scoperto tramite DownloadBlog (che riprende da Mashable) che Shaq posta qualche illuminante considerazione (lui è The Big Aristotle) su Twitter, dal 18 novembre. E cerca di convincere anche Nash. Scettici? Leggetevi il suo twitter: il 20 novembre, 3 giorni fa, lancia il messaggio al fondatore del giochino web: LORD B, DNT B SKEPTICAL, ITS ME GIMME A NUMBER I WILL CALL U. Il tizio in questione da un numero, e Shaq chiama e invita lui e tutta la famiglia a una partita.

Shaq ne ha un po’ per tutti - leggiamo un messaggio in tre parti:

So u wear a cape and win a dunk contest and they call u superman So what do u call a guy wit 4 rings , i know THE REAL SUPERMAN Aka SHAQ

18 novembre, rimugina ancora. Ma trova il modo di togliersi i cattivi pensieri:

Im at a italian restaraunt, the fettucini was fabuloso

 

shaqfaccione 

Hai capito il pivello!

05 11 08

Il pivello del titolo sarebbe poi il Gasol "piccolo", o meglio giovane. Marc, il fratello minore di Pau. Ora, entrambi hanno la loro bella carriera già avviata e una bacheca sfondata dai trofei: campioni del mondo, vice d’Europa, titolo spagnoli, di squadra e individuali. Pau è rookie of the year, e vicecampione NBA l’anno scorso.

Marc, dopo qualche tentennamento, ha deciso di raggiungere l’America e prendere il posto ai Grizzlies che fu di Pau. Il ragazzo è giovane, in Europa fa quel che vuole ma la NBA è un’altra cosa, i bestioni lo massacrano… tutte queste vaccate sono passate per la testa di chi non ha mai capito una emerita di pallacanestro. Marc Gasol viaggia a 13 punti+ 10.3 rimbalzi e un efficiency rate di +19 (stic…), giocando da centro puro, sportellate e tutto l’armamentario del pivottone. Contro i Warriors un 27+16 che la spiega bene.