La V di Pasquali

05 02 08

Dopo un terremoto ci sono degli assestamenti. Si torna, chissà come e chissà perché, a una situazione di equilibrio. Per quanto possibile, e senza garanzie di durata. La Virtus di Sabatini è una squadra perennemente terremotata, a partire dalla rivoluzione post-finale scudetto passando per le bizze degli americani fino al siluramento di Pillastrini e allarrivo di Pasquali.

Di tutto s’è detto tutto, ma si può sempre aggiungere qualcosa: Pasquali lavora alla maniera vecchia. Chiaro che fare da assistente a Messina lascia un segno. Chiaro che passare per la Virtus di Danilovic lascia un segno ancora più profondo. E adesso si vedono i risultati, Pasquali sente aria di casa pur senza avere nessuno con la classe di Sasha. Nemmeno Anderson. Ma neanche da lontano. Non fatemici pensare.

Comunque contro Treviso ho visto una Virtus simile a quella dei primi anni ‘90, con muscoli e sicurezza. Molto interessante la coppia sotto Michelori-Crosariol (anche se quest’ultimo è decisamente regredito rispetto a quest’estate!). A tratti la squadra con un solo americano in campo andava come si deve, e credo che il mio pensiero sia ormai chiaro, ma nel caso lo ripeto: come cavolo si può pensare che una nazione che non vince più dal 1996 sia ancora il bacino d’elezione per andare a pescare campioni? Come cavolo si fa a mandare in campo squadre con 4 americani e un naturalizzato?

Se non sbaglio di grosso, mi sembra di aver letto che Pasquali voleva una Virtus tipo quella "slava", per una questione di carattere. Perfettamente d’accordo, ribandendo che in quelle squadre con Danilovic, nei primi ‘90, c’erano 3 o 4 italiani in campo (leggi Brunamonti o Coldebella, Binelli o Carera, Morandotti, Abbio…) e un solo americano.

1 Comment »

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  1. Per la precisione a Sydney nel 2000, han vinto loro. Rischiando ok, però han vinto.

    Comment by Dosty — 06 02 08 @ 07:19

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