Visualizzazione

21 10 07

Il tiro libero è un punto debole di molti giocatori. Sembra facile; in fondo, non c’è nessun avversario a ostacolarti, hai una visuale perfetta del canestro, di fronte e neanche così lontano. Hai tempo - certo, ti vengono lasciati quei 4 o 5 secondi che nella vita normale non sono quasi niente, ma nel basket sono un’eternità. Come mai allora è così complicato centrare il canestro?

La risposta più facile è: perché non sai tirare. Sei scarso. Niente tecnica. Oppure: non sai controllare la tensione (da solo, libero, non puoi sbagliare - questo genera tensione no?). Infine, puoi essere stanco. Per tutti e tre i casi, la soluzione usuale è l’allenamento. Allenamento fisico, s’intende: mettersi sulla linea e tirare centinaia di volte, finché il corpo non assorbe il movimento e lo ripete meccanicamente, autonomamente, automaticamente. Non ci devi neanche pensare.

Alt: non pensare? Ma la pallacanestro è eminentemente un gioco mentale! E non solo per l’allenatore o per l’appassionato vero (non il tifoso), ma anche per i giocatori! Dalla base dello schema fino alla cima della tenuta - appunto - mentale, il gioco della pallacanestro si svolge in larga parte dentro il cervello dei giocatori. L’allenamento forgia il fisico e lo abitua a reazioni che diventano una seconda natura, ma non si può mai prevedere tutto e la differenza tra il campione e il giocatore normale è l’abilità di adattarsi a situazioni nuove, nelle quali il corpo non reagisce da solo perché non ha mai provato quella funzione. Intuito, semplicemente.

I tiri liberi rientrano nelle "situazioni particolari"? Sembra di no. Ce ne sono ogni partita. Eppure, l’apporto della mente anche in questa situazione non è indifferente - e non solo per la tensione. Diversi studi hanno dimostrato che l’allenamento della mente dà risultati incredibili per migliorare la percentuale di realizzazione dei tiri liberi.

Ana Marques e Antonio Rui Gomes, psicologi dello sport (ma sappiate che ho dei dubbi sulla psicologia: come diceva Kraus, potrebbe essere la malattia di cui pretende di essere la cura) portoghesi, hanno svolto uno studio su una squadra di giocatori della categoria Cadetti A del girone di Oporto, ragazzi tra i 14 e 15 anni. Volevano controllare se la visualizzazione mentale potesse apportare vantaggi peculiari. La loro risposta è: si. Anticipare le situazioni, giocarsi le partite in testa, conferisce vantaggi.

Non sono gli unici a pensarla così: Eamon Brown, Stephen Chipps, Anthony Ellison e Lachlan Fear , con la supervisione del dr. Stephen Burke, hanno sottoposto a un esperimento otto gruppi di ragazzi e ragazze, misti. Hanno chiesto a gruppi diversi di "allenarsi" in modi diversi: alcuni solo fisicamente, in palestra a tirare liberi, altri guidati nella visualizzazione mentale. E hanno raccolto dati interpretando i quali appare che la visualizzazione aumenta la quantità di realizzazioni. In sole tre settimane, il gruppo che si allenava con una combinazione di allenamento sul campo e visualizzazione ha ottenuto i miglioramenti più ampi.

Ovviamente, c’è qualche dato che non s’incastra: uno degli otto gruppi, il gruppo di controllo, il quale non effettuava alcun allenamento specifico, e nel quale ogni membro continuava la propria normale vita, ha avuto miglioramenti simili ai gruppi allenati. Un brutto colpo per una ricerca che vuole dimostrare qualcosa.

Ma il punto è che l’esercizio della mente (senza lavaggi del cervello) è vantaggioso. Lo riconoscono tutti i coaches. Ma alla fine, quanti in palestra propongono esercizi mentali?

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