Prima dell’Eurobasket avevo iniziato un discorso sui fattori che determinano la statura delle persone. Un articolo su LeScienze.it riportava gli ultimi esiti riguardo a quanto la genetica conti (circa il 90% secondo lo studio in questione).
Conviene definire meglio i termini: si parla di differenze tra popolazioni, non tra individui; e il dato è necessariamente statistico, si basa sulle medie nazionali. Per esempio, la media italiana è 1.77 per i maschi del centro-nord e 1.74 al sud, mentre la statura media olandese 1.83 (sempre per i maschi). I dati li potete trovare su Wikipedia alla voce "Statura". Nelle Alpi Dinariche la statura media maschile è di 1.85 abbondanti, la più alta, ma noi che ne sappiamo di basket non siamo certo stupiti.
In Olanda una delle lobby che esercitano pressioni sul governo è il Klub Lange Mensen, il Club degli uomini alti. Questo fatto indica che la statura fisica ha anche una valenza sociale. E questo è il tema, oltre che di questo articolo, anche e soprattutto di un bel libro che ho appena acquistato, Una questione di statura di Stephen S. Hall. Hall è un divulgatore scientifico che per sua ammissione si interessa a questo tema perché è basso, e ha sofferto la sua scarsa statura soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza.
Come rileva Hall, usiamo termini come "statura" anche per indicare il valore morale delle persone: chi ha una statura (sottinteso: alta) morale è una persona degna di rispetto e da imitare. Vale anche la contrario, perché quando si delinea il carattere di una persona che è moralmente disprezzabile parliamo di "bassezza". Termini puramente descrittivi sono entrati a far parte del linguaggio morale, con intento prescrittivo; elogiare la statura morale di una persona sembra equivalere al consiglio: "Comportati come lui/lei".
Questo uso secondario del termine statura ha creato un pregiudizio sociale nei confronti delle persone basse (o ha sfruttato un pregiudizio già esistente), alle quali viene spesso imputata una fantasiosa "sindrome di Napoleone", vale a dire che chi è basso diventerebbe un pazzo fanatico pronto a tutto per la sua sete di dominio che nasce da un complesso di inferiorità. Alcuni esempi famosi di personaggi accusati (N., H., B.) però non bastano a fare una legge di natura. Si tratta di un pregiudizio ingiustificato a livello morale, ma che ha una radice nella biologia e nella psicologia umana: Hall porta l’esempio dei bambini che desiderano essere "più alti" - per una questione pratica ("così posso prendere i biscotti sullo scaffale in alto") e soprattutto per una questione gerarchica: nei gruppi di bambini la prima tendenza è considerare "capo" il più alto. Questo dato potrebbe anche spiegare il bullismo, ma quello che si vede nei vecchi film o cartoni animati (il Gian di Doraemon, per esempio), non quello del giorno d’oggi dei minicriminali annoiati e griffati.
Tutta l’iconologia ci presenta le persone eminenti come più alte della media. I re portano la corona e siedono su scranni più alti. I greci rappresentavano i loro dei come molto più grandi fisicamente delle persone, ed Ercole, prima rappresentato come normale uomo, viene in seguito alla sua divinizzazione riprodotto alla stessa grandezza degli dei (Ercole. Una vita da eroe, A. Blanshard, Donzelli 2006), ma basta fare mente locale e ci si rende conto che non solo i greci avevano questa abitudine. Alto è bello? La considerazione della statura ha indubbiamente una radice psicologica (tutti vorremmo essere più alti, soprattutto quando siamo in piena fase di crescita - tranne chi è già affetto da una disfunzione che lo rende troppo alto). I giganti popolano le leggende di tutti i popoli, a volte buoni a volte cattivi (Golia). Persino al giorno d’oggi le loro azioni si tingono d’eroismo leggendario, come dimostra l’articolo su Bao Xishun che salva due delfini perché con le sue lunghe braccia riesce a tirare fuori dal loro stomaco dei sacchetti di plastica che li avrebbero soffocati - chi salva due delfini è un eroe.
Certo è il caso di notare che non solo chi si discosta verso il basso dalla media subisce la situazione, ma anche chi si discosta verso l’alto: come detto, i giganti sono spesso cattivi nelle storie di tutti i tempi. Tutti coloro che si discostano dalla media sono "anormali". Ma perché l’alta statura ci da generalmente un’impressione e la bassa un’altra?
Probabilmente, come tutti gli animali, stabiliamo con chi non vorremmo mai competere formandoci un giudizio in base alla forma fisica degli avversari: nessuno sano di mente andrebbe a fare a pugni con Nikolai Valuev, "la bestia dell’est". Per il semplice motivo che un bestione alto 2.13 e carico di muscoli fa paura, e quando poi si viene a sapere che Paolo Vidoz, peso massimo italiano di tutto rispetto, deve al russo il soprannome di "Mascella di titanio" i timori aumentano. Meglio farselo amico.