Fallo tattico

15 05 07

Una partita di pallacanestro, si dice, è bella perché fino all’ultimo secondo può succedere qualsiasi cosa, non si sa chi vince. Esclusi i casi più ovvi in cui una squadra è sopra di 40 a fine terzo quarto e gli avversari sono rimasti in quattro per i falli, ammettiamo che sia vero nella maggior parte dei casi, e chiediamoci: come mai? La risposta potrebbe essere: perché il gioco in sé è molto equilibrato, perché ci sono i canestri da 3 punti, perché su 40 minuti giocati a tutta un black-out può capitare in qualsiasi momento, perché la fortuna gioca un ruolo importante (quando il centro avversario ti bersaglia con tre triple consecutive, le uniche di tutta la sua ventennale carriera, cosa pensi?). 

Se siamo un attimo più smaliziati, la risposta è: perché comincia una caccia all’uomo. Se il divario non è così grande, si può approfittare del regolamento che punisce i falli in modi particolari: si dispone di un massimo di cinque falli di squadra per quarto di gioco entro il quale chi subisce il fallo non andrà a tirare i tiri liberi, a meno che ovviamente non abbia subito il fallo mentre stava tirando o completando in qualche modo (terzo tempo, schiacciata) la sua azione. Oltre questo limite, ogni fallo commesso sarà sanzionato con due tiri liberi a favore di chi ha subito il fallo. Come ogni volta che l’arbitro fischia, nella pallacanestro il cronomentro viene fermato: i tiri liberi avvengono in una specie di limbo temporale, non sono nel tempo regolamentare. Queste due regole permettono alle squadre in svantaggio di pochi punti di gestire il tempo e il possesso del pallone: infatti, se l’avversario mette a segno il secondo tiro libero, la palla va rimessa da fondo campo, e quindi è in mano a chi ha commesso il fallo.

Sfruttando queste regole spesso si riesce a rientrare dallo svantaggio, e magari addirittura a vincere. Il problema è che lo sfruttamento di queste regole avviene in modo non regolamentare! Non esiste articolo, nel regolamento del basket, che dica: "Fai fallo se vuoi recuperare". Tutt’altro: falli di questo genere dovrebbero, da regolamento, essere considerati intenzionali (VOGLIO far fallo, perchè VOGLIO fermare il tempo e magari recuperare il possesso del pallone in fretta) e quindi antisportivi. E un fallo antisportivo è punito più severamente, tanto che alla fine la palla è ancora in mano a chi ha subìto il fallo. Ma allora come mai questo non succede? Perché ognuno di questi falli a fine partita, commessi con chiara intenzione (fermare il cronometro), non viene sanzionato come antisportivo?

A questo punto, richiamiamo una distinzione tra le regole. Da che mondo e mondo esistono regole scritte (esempio: il Codice Civile dello Stato) e regole non scritte (esempio: la faida, la vendetta). Nello sport la distinzione è tra regole costitutive e regole di strategia: le regole costitutive, come dice il nome, costituiscono lo spazio entro il quale lo sport ha luogo; sono determinate nel regolamento ufficiale, per esempio, le dimensioni del campo da gioco, i limiti di tempo o punti, il numero di giocatori, cosa è "fallo" e quanti falli sono permessi, e come vengono comunque sanzionati. Se lo sport fosse solo regole costitutive, ogni smanacciata alla fine di una partita di basket andrebbe considerata e punita come fallo antisportivo. Evidentemente non è così, e allora possiamo pensare solo due cose: o gli arbitri non rispettano il regolamento, o ne rispettano (loro e i giocatori) uno diverso.

Il caso è proprio il secondo: si parla di regole di strategia, ovvero un insieme di usi che non sono nel regolamento ufficiale, ma sono ugualmente noti a tutti, e da tutti accettati. Un accordo tra i partecipanti, che si aggiunge al regolamento ufficiale, e lo può modificare leggermente. I falli a fine partita vengono chiamati "falli tattici" perché sono una strategia, per ricucire il punteggio; ed è una strategia che tutti conoscono, che tutti accettano e che tutti sono pronti a mettere in pratica. Pur essendo una infrazione al regolamento e una infrazione allo sfondo morale di ogni regolamento in senso astratto (a fondamento di ogni regolamento ci deve essere sempre una regola implicita che dice: "bisogna rispettare il regolamento"), non viene vissuto come imbroglio o come atto immorale in qualche modo. Non c’è da vergognarsi, insomma; nell’uso comune, è una strategia perfettamente lecita e nota a tutti i partecipanti al gioco: se io sono indietro, so che la userò; se sono avanti, so che il mio avversario la userà, ma non griderò allo scandalo. E se sono l’arbitro adotterò un metro di giudizio diverso, considererò le regole di strategia invece di quelle costitutive, perché il caso è speciale e non è contemplato nel regolamento ufficiale in dettaglio.

Chiaramente la distinzione è sottile: un fallo tattico però si riconosce perché non è guidato dall’intenzione di fare male all’avversario, e si nota a occhio nudo la differenza; così non tutti i falli commessi alla fine della partita, per tattica, vanno giudicati con il metro delle regole di strategia  - anzi, quelli cattivi vanno severamente puniti.


Technorati Tags: Fallo+tattico, regole+costitutive, regole+di+strategia

Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://basketbhall.blogsome.com/2007/05/15/fallo-tattico/trackback/

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>