Vedo e rilancio

04 11 06

Ho letto la proposta GIBA per il numero di italiani nella pallacanestro italiana, come suggerito dall’ amico del campetto. E ho qualcosa da dire anche io.

Premesso che, se accettiamo il professionismo, non abbiamo nessun motivo e nessun mezzo per rifiutare che si cerchino i professionisti dove ci pare, senza alcun vincolo (quindi ci possono essere 12 americani su 12, se proprio vogliamo buttare i soldi e perdere le partite); devo dire che la proposta GIBA di tenere in campo almeno "1 giocatore con almeno 4 campionati giovanili FIP alle spalle" (cito dal loro sito) ha un paio di pecche.

Tanto per cominciare, non è detto che un giocatore che fa 4 campionati giovanili in Italia sia italiano. Sta già succedendo, molte società vanno a pescare giovanissimi argentini, per esempio, e li fanno giocare nei campionati giovanili o minori per poi "naturalizzarli". Lodevole esempio di investimento a lungo termine. Si usasse metà di questo impegno per costruire un giovane italiano, non saremmo qui a discutere.

In secondo luogo, non è nemmeno detto che qualcuno cominci a giocare a basket da giovanissimo, in tempo per fare 4 campionati giovanili. Siamo in Italia, tutti (o quasi, io no) cominciano col calcio. Mio fratello non ha fatto 4 campionati giovanili: vuol dire che non è abbastanza italiano? O che è un brocco? E ovviamente non è l’unico in questa situazione!

Quindi, per iniziare la discussione, la GIBA ha gettato il sasso nello stagno, come si dice. Qualche piccola correzione: no a questa discriminazione delle 4 giovanili. Accettiamo una maggiore libertà nei tesseramenti delle squadre professionistiche, e scambiamo questa concessione con l’obbligo di mettere in piedi delle scuole di basket, magari più società si mettano assieme se i soldi non bastano. O decidiamo che una squadra pro con libertà di roster debba però avere una squadra anche in ogni campionato giovanile. Far pesare i risultati delle giovanili su quelli della squadra in A, come propongono i GIBA? Forse; o magari, premiare (come si dice da tempo) la squadra che produce giovani (italiani in tutto) da massimo campionato, con sconti per le iscrizioni, con vincoli minimi sul giovane prodotto (tipo per almeno un anno deve giocare nella squadra che lo ha tirato su) altrimenti il gioco non vale la candela. Si possono pensare molte soluzioni.


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2 Comments »

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  1. Sono d’accordo. Puntare sulle scuole basket.
    Ma non credo che sia una questione prettamente di soldi: in fondo i ragazzi minibasket pagano una quota d’iscrizione.
    E’ piu’ una questione di ore-palestre e di persone che allenino.
    Sono molto favorevole alla proposta di sconti d’iscrizione e altre agevolazione per le squadre con un ottimo settore giovanile.
    Certo, per sviare questa cosa sarebbe sufficiente far allenare una volta alla settimana un gruppetto di dieci ragazzi e di italiani non ne salteranno fuori.

    Comment by Amici del Campetto — 04 11 06 @ 08:32

  2. Credo e sono anni che lo affermo è che la federazione, deve “proferire” parola solo in ambito “professionistico”, a livello giovanile sarebbe + opportuno puntare sulla scuola, crearne all’interno le varie strutture sportive per avviare allo sport i giovani. La cultura sportiva in Italia è ormai logora ed opsoleta, giustamente è inutile se ci scandalizziamo di vedere squadre italiane colme di stranieri, questo è il professionismo…..è la mentalità professionistica che deve allontanarsi da quella giovanile

    Comment by Coach Bollini — 07 11 06 @ 08:35

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