Corpo-Soggetto
La Fiba ha organizzato un "Anno della donna nel basket" che avrà il punto più alto in concomitanza con gli Europei femminili di Italia2007. Forse la cosa è sfuggita ai media, e se c’è qualcosa che è trattato peggio del basket è il basket femminile. Uno degli obiettivi del programma Fiba è dare maggior visibilità proprio allo parte femminile dello sport più bello, uno dei primi a coinvolgere le donne: la data di nascita della pallacanestro è l’inverno 1891, e già nel 1892 si giocavano partite femminili - piuttosto strane, se è vero che si intepretavano i ruoli come statuine, le guardie a guardia del canestro, le tiratrici in posizioni fisse a ricevere la palla e tirare.
Lo sport in genere ha escluso le donne, e solo negli ultimi cinquant’anni la strada è aperta anche per loro. Tra le "scuse" addotte, la più consumata è che le donne sono fisicamente inferiori; a questa si aggiunge spesso che le donne non hanno una natura competitiva. Lo sport, in buona sostanza, sarebbe roba da maschi sia fisicamente che caratterialmente.
Una delle proposte più serie, nel panorama femminista in etica dello sport, ma non solo dello sport, è quella di Iris Marion Young. La filosofa politica americana parte da una distinzione tra body-subject (BS - corpo-soggetto) e body-object (BO - corpo-oggetto) per avanzare la sua critica al mondo sportivo. Il BS è descritto come attivo, propositivo, creativo, mentre il BO è al contrario passivo, fragile, da proteggere. Nel mondo occidentale il BS è stato identificato con il maschio, mentre il BO con la donna.
Questa dicotomia ha portato alla reclusione delle donne per secoli: mentre i maschi fin dalla loro infanzia possono e anzi devono giocare, a qualsiasi cosa purché giochino, le femmine sono avviate all’educazione alle buone maniere, passano la vita a scegliere i vestiti e a provare gli abbinamenti con il trucco (la Barbie ha rovinato tre generazioni almeno). Alcune filosofe femministe riconoscono che non è solo colpa di una forzatura imposta dai maschi, d’altro canto basta guardare la tv oggi, o sentire quante vogliono fare la velina o la modella. Per la Young, la donna è stata considerata un corpo-oggetto; deve essere bella, apprezzabile, beneducata.
Vi faccio un esempio: Jan Boxill, che è filosofa e allenatrice di basket a North Carolina, racconta che la cosa più difficile da fare con le sue giocatrici è convincerle che difendere non è "poco femminile"; la difesa esige gambe allargate, urlacci per chiamare i tagli e gli aiuti e così via. Le brave ragazze queste cose, secondo le loro educatrici, non le devono fare, non sta bene.
Ma fare sport ha dei vantaggi per tutti, maschi o femmine che siano; a cominciare dalla forza fisica che aumenta, all’autostima, alla sicurezza di sé. L’ingiustizia causata dalla parificazione donna=BO è proprio l’esclusione da questi benefici, che sono gender-neutral, asessuati, per così dire.
Il marketing degli eventi è fortemente influenzato da questa visione stereotipata; basta osservare il logo disegnato per l’occasione, quello che ho meso in apertura di questo post: la silhouette della giocatrice è decisamente marcata con connotati da "bella della tv", gioca su richiami sensuali - non ha nemmeno le scarpe!. Io avrei optato per un pallone rosa, per esempio. Poco impegnativo, un po’ più "corretto". Come diceva Linus van Pelt (se c’è un profeta, è lui), non dobbiamo mica essere tutti belli come divi della tv.
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