Doping e basket
Lo spunto per l’articoletto di oggi è l’ennesima positività del ciclismo. Un colpo sparato alto, visto che si tratta della maglia gialla dell’ultimo Tour di France, Floyd Landis. Una positività piuttosto stupida, a pensarci bene, perché il testosterone pur essendo anche prodotto dal fisico umano è uno degli stimolanti-dopanti più facilmente rintracciabili negli esami - ovviamente ai fini del doping si utilizzano derivati sintetici, che hanno più effetto anabolizzante e meno effetto mascolinizzante (il che vuol dire che non fanno crescere i baffi alle nuotatrici cinesi, per esempio). Il più famoso è il nandrolone, ma possiamo citare anche oxandrolone, clostebol, stanozanolo, tetraidrogestrione (THG anche questo abbastanza noto), deidroepiandrosterone (DHEA) e deossimetiltestosterone (DMT), nella cui preparazione entra il litio che è tossico.
Ciò che non giustifica l’assunzione di queste sostanze in primo luogo è il pericolo potenziale per la salute della persona che rappresentano. Un principio che sembra accettabile per semplice buon senso, tanto da essere ormai proverbiale, è che la salute viene prima di tutto. Possiamo pensare di utilizzarlo come principio primo senza necessità di dimostrazione? Casomai servisse una dimostrazione, la prima che mi viene in mente è che se non si sta bene non si può fare nient’altro. E in più si sta male. Ma forse per qualcuno sarebbe meglio una vita breve e gloriosa piuttosto che una lunga e anonima - Achille, quello omerico, la pensava così. Tranne in qualche momento in cui qualche ripensamento affiorava…
Ma in genere tutti preferiamo stare bene il più a lungo possibile, basta pensare a cos’è solo un mal di pancia o un’influenza e a come siamo contenti quando ci passano. Quindi, assumo che il principio della tutela della salute personale è valido universalmente e senza necessità di altre dimostrazioni - è naturale.
Ci possono essere altri argomenti contro il doping (così come ce ne sono anche a favore di una maggiore libertà per l’atleta di "aiutarsi" in modi oggi non permessi): il cattivo esempio dato ai giovani sportivi, il fair play, il gioco pulito. Ma credo sia sufficiente il richiamo all’istinto naturale al mantenimento della propria salute.
Noi nella pallacanestro siamo puliti? Ahimè no. Ci sono diversi casi noti a tutti, certo che numericamente confronto al ciclismo non c’è paragone, ma fanno ugualmente male. E sono altrettanto stupidi! Qualcuno ricorda i trascorsi di Mario Boni? Squalificato nel 1994 perché al controllo fu trovato positivo al nandrolone, è stato colpito dai giudici una seconda volta nel 1998 per il clostebol (entrambe le volte quindi uno steroide anabolizzante), e addirittura la seconda volta i giornali davano per finita la sua carriera.
Ma nel nostro sport i casi più numerosi sono positività al THC (tetraidrocannabinolo), ovvero il principio attivo della cannabis. Ossia, canne. Il caso più recente nel nostro campionato è quello di Ansu Sesay della Carpisa Napoli, "pizzicato" al controllo della partita del 4 maggio contro Capo d’Orlando. Ma il malcostume dilaga: il 30 maggio in LegaDue hanno pescato un giocatore della Sebastiani Rieti, Fernando Cavagna, dopo la partita contro Montegranaro, sempre per THC.
Non mancano casi più gravi: nel 2005 Michael Wright, draftato nel 2001 dai New York Knicks ma mai sceso su un parquet NBA, risultò positivo alle anfetamine quando giocava per l’Alba Berlino. Nel 2004 Natasha Arthur, giocatrice del Lethbridge Commmunity College in Canada, addirittura alla cocaina - caso piuttosto singolare, visto che tanto per cominciare al college non dovrebbe essere richiesto lo stesso livello di prestazione che solitamente ci si aspetta dai professionisti, tantomeno in un college che non è tra i primissimi della NCAA, tantomeno in Canada, ma soprattutto nel basket femminile!
Insomma, abbiamo anche noi le nostre rogne da grattarci, e credo che il migliore dei modi per uscire da questo problema sia l’educazione sportiva dei giovani praticanti. Le informazioni sul doping che ho riportato qui vengono da un agile libercolo che ha anche il pregio di essere piuttosto economico (6 euro): Doping: Off Side curato da Marcello Ghizzo edito da Zelig Editore / Comunità Nuova ONLUS. Sarebbe un buon regalo, come usa fare Phil Jackson, per una squadra giovanile.
