Fu vera gloria?

27 04 06

Che cosa è la grandezza di un giocatore (o anche di un allenatore, se è per quello)?

Quanti hanno provato a definire questo concetto? Contiamoli a manciate che facciamo prima. A tutti coloro ("Il mondo è pieno di colui", diceva Sally Brown a suo fratello Charlie) mi voglio aggiungere. 

Molti dicono che un giocatore è "un grande" quando piazza 81 punti in una partita (quando non 100), o quando salta la Tour Eiffel messa in lunetta per vincere la gara delle schiacciate. Non sono della stessa opinione. Spettacolo questo sì. Non metto in dubbio le capacità di Bryant (gli 81 punti), anzi per me è il migliore su piazza. Metto in dubbio magari la tecnica di un superman qualsiasi, buono solo a saltare la Tour Eiffel. Ma non i mezzi fisici, non me lo permetterei. Ribadisco che però per me il basket è uno sport di intelligenza prima che di fisico.

E allora come definisco la grandezza? Sta come sinonimo di semplicità. Di essenzialità. Il vero grande non è tanto quello che fa sembrare facili le cose difficili; è quello che le cose difficili non le fa. Ha capito quali sono le vie migliori e le sceglie. Pulizia del movimento, lampi di visione, tattica.

Parere che eliminerebbe molti presunti grandi dalla lista, invero. 

10 Comments »

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  1. Beh, però bisogna anche prendere in considerazione il fatto che la semplicità o la difficoltà nel fare qualcosa non sono dati oggettivi, uguali per tutti. Secondo me uno come LeBron James trova facili le cose che per la maggior parte della gente sono semi-impossibili, e non solo grazie ai suoi mezzi fisici fuori dal comune.
    Con tutto che per me il più grande di tutti che abbia mai visto giocare è stato John Stockton…

    Comment by Morands — 28 04 06 @ 08:57

  2. La pallecanestro e’ una questione di velocita’: nei movimenti, nel tiro, nel passaggio, nella corsa, nel terzo tempo, nel salto (non solo quanto salti, ma quanto tempo impieghi per staccarti da terra), nella lettura del gioco…

    Tutti i giocatori che sfruttano solo la propria capacita’ fisica (di forza, di esplosivita’….) non sono giocatori completi. Ma come si fa ad analizzare e dividere l’aspetto atletico, da quello tecnico e tattico?

    Non ho molta memoria e dico che M.Jordan e’ stato il piu’ grande, aveva tutto. Ma non si puo’ scomporre un giocatore e poi ricomporlo… ad esempio non ha senso chiedersi cosa avrebbe fatto L.Bird con il fisico di Michael.

    Comment by Amici del Campetto Staff — 29 04 06 @ 11:25

  3. Dimenticavo… ci sono anche la costanza nel rendimento, le giocate incredibili che escono forse una volta in tutta la carriera di un giocatore e non dimentichiamoci dei vari record e coppe vinte.

    Comment by Amici del Campetto Staff — 29 04 06 @ 11:28

  4. finalmente qualcuno torna a commentare!
    tutti con elementi validi, che ho vagliato anche prima di scrivere il breve post.

    li ho vagliati nel senso che secondo me sono lì, espressione di abilità, innata o conquistata, che può raggiungere livelli superiori ai comuni - ma ancora non significano grandezza.

    mi ripeto sinteticamente: per me il vero grande è colui che istintivamente fa la cosa giusta, senza sprechi.

    che poi l’istinto ce l’abbia da sempre o se lo sia costruito non cambia molto, perché conta nel momento in cui lo usa e basta.

    Comment by alex — 29 04 06 @ 15:41

  5. Io invece credo che il vero grande sia quello che fa le cose giuste anche sotto pressione. Proprio perchè il basket è uno sport di testa, un giocatore per essere grande deve saper fare le cose giuste, facili o difficili che siano, anche e soprattutto nei momenti cruciali della partita.
    Tutti quelli citati fino ad ora sono stati dei grandi (eccezion fatta per James, che però probabilmente lo diventerà).

    Comment by Morands — 30 04 06 @ 09:38

  6. Sulla puntualizzazione di fare cose semplici, senza sprechi… se uno fa la cosa giusta e ci mette un po’ di pepe sopra (ad esempio al posto di appoggiare al tabellone, schiaccia), fa una cosa giusta e spettacolare.

    Allora il grande e’ chi:
    fa la cosa giusta + fa un po’ di spettacolo + la fa nel momento decisivo + possiede una tecnica pulita + fisicamente e’ un atleta da olimpiadi.
    E sa usare tutte queste cose insieme a vantaggio di se e della sua squadra e fa meno errori.

    Ma allora chi e’ questo extraterrestre?
    Morands ha citato Stockton. Non e’ un giocatore con un fisico da primatista dei 100 metri, ma non ditemi che non sia veloce e rapido. Non facciamo l’errore di pensare che con la tecnica si riesca a fare tutto senza un fisico almeno decente. Anche Bird schiacciava, non era certo veloce, ma non era una lumaca.

    Comment by Amici del Campetto Staff — 30 04 06 @ 18:10

  7. mai pensato di togliere il lato fisico. c’è una gorssa differenza tra la pallacanestro sport e la mia: io non ho la preparazione atletica. e so perfettamente che se avessi una preparazione atletica riuscirei a fare meglio le cose che mi passano per la testa su un campetto. ma sono pigro.

    quindi: senza preparazione non si entra nel novero dei grandi.

    ma: oggi troppi pensano che basti solo la preparazione esasperata. ti schiaccio in testa, e questo genere di cose. sciocche.

    magic johnson faceva cose incredibili, ma anche incredibilmente naif, se mi si passa il termine. contropiedi semplici, passaggi che facciamo da bambini, per gioco, senza arroganza. aveva una preparazione atletica di livello. quanti oggi hanno un fisico e una preparazione meglio di magic, ma non si potranno mai nemmeno sognare di arrivare al livello di magic?

    altro esempio, kobe. suo padre ha detto: è andata bene che sia cresciuto in italia, perché lì gli insegnano i fondamentali. se fosse cresciuto qui non sarebbe nessuno. kobe ha un fisico pazzesco, cura la sua preparazione atletica in modo maniacale/monacale. ma quello che lo differenzia dagli altri è la testa, e la tecnica. il suo ostacolo per entrare tra i grandi è il saper scegliere. ancora non ne è capace sempre, qualche volta (spesso) vuole o è costretto a strafare.

    potessi dargli un consiglio, sarebbe una roba tipo take it easy, o visto che parla correntemente italiano (sembra che lo faccia spesso quando è arrabbiato o vuole insultare qualcuno, o quando parla con sua sorella e non vuole farsi capire da estranei), “calma”.

    a giocare col suo fuoco, ci si può bruciare.

    rimando al mio post su hank luisetti per vedere come giocava davvero il primo fenomeno del basket.

    alla fine, la pallacanestro è il gioco dove vince chi butta più volte la palla nel cesto. semplicissimo, elementare. come le corse, vince chi arriva prima al traguardo. o come i lanci, vince chi lancia più lontano l’attrezzo. il nostro è lo sport della milan high school che negli anni ‘50 era una grande nello stato di indiana, nonostante i pochissimi iscritti e nonostante il confronto con scuole molto più popolose e ricche. gli exploit vengono dalla essenzialità.

    Comment by alex — 01 05 06 @ 07:07

  8. Vorrei porre alla vostra attenzione il mio post del 09/05, dove, da una discussione molto simile in un altro blog, hanno definito la morte della pallacanestro, quello di creare giocatori puramenti fisici(molto semplice da allenate), invece di fondamentali e tecnica (molto più difficile, a volte noioso anche per i coach).
    Da questo vorrei dire che un giocatore, di qualsiasi sport si parli, deve essere una combinazione armoniosa tra aspetto tecnico e aspetto fisico:lo dimostrano tutti i giocatori che avete citato sino ad ora, non possono esistere le due cose separate.
    Vi faccio un esempio “personale”: alleno una formazione Under 16 che è arrivata 9° su 12, nel girone di qualificazione FIP di categoria.
    Acerba, poco preparata tecnicamente, quello che volete: ma la scorsa settimana sono andato a vedere gli spareggi provinciali, della stessa categoria, formazioni certamente più forti e dotate, ma sotto l’aspetto tecnico……credo che non esista questa abissale differenza, tutto sta nel fare le cosa ad una velocità decisamente differenta, a mille all’ora…….e qui sta tutto nella preparazione atletica, non nella preparazione tecnica.

    Comment by COACH BOLLINI — 10 05 06 @ 14:25

  9. sulla stessa linea d’onda. ho aggiunto il link diretto al tuo post, nel tuo commmento

    Comment by alex — 11 05 06 @ 17:44

  10. Quello che ho notato di differente nel basket anni ‘90 e quello attuale sono le palle perse. Prima non si perdevano certe palle su passaggio o su palleggio, ora si alternano azioni spettacolari a delle grandi “pirlate”, un po’ stupidine: un passaggio telefonato, un passaggio sbagliato in cerca dell’assist…
    Forse e’ colpa anche della velocita’. Piu’ vai veloce e piu’ e’ difficile controllare la palla e leggere le situazioni in campo. Oppure prima i coach trasmettevano ai giocatori l’importanza di non perdere la palla, ora un errore di passaggio o di palleggio sembra quasi veniale. Eppure il possesso palla ti permette di segnare punti e di vincere le partie.

    Comment by Amici del Campetto Staff — 13 05 06 @ 18:55

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