Lassù sulle montagne

Sun 4th Dec, 2005, etica dello sport

Robert Nozick (un paio di schede in italiano: qui e qui; e una in inglese), noto soprattutto come teorico dello Stato minimo, ha usato il basket negli esempi che forniva per spiegare le sue posizioni.

Contro Rawls e la redistribuzione attuata dallo Stato (welfare), argomenta che se la gente sceglie di pagare un biglietto per vedere Wilt Chamberlain non c’è motivo di togliere al giocatore la sua ricchezza per redistribuirla, e anzi si fa un’azione ingiusta e illecita nei confronti dell’individuo.

In etica dello sport, Robert Simon in Fair Play ha recuperato un esempio da Anarchy, State and Utopia dello stesso Nozick:

A man living in an isolate mountain village can sink 15 jump shots with a basketball out of 150 tries. He thinks (as do the others) that he’s very good at it. One day, along comes Jerry West.

[pag. 240 dell’edizione segnalata]

Per chi non conosce l’inglese:

Un uomo che vive in un villaggio sperduto tra i monti è capace di segnare 15 canestri su 150 tentativi. Crede (come credono i suoi compagni) di essere molto bravo. Un giorno, arriva Jerry West.

L’esempio, sia in Nozick che in Simon, serve a sottolineare che la valutazione è pur sempre una pratica rivolta verso l’esterno, verso gli altri. Noi non possiamo giudicare un risultato che abbiamo ottenuto, a meno che non lo otteniamo in una competizione diretta (vinco la partita, allora ho fatto meglio) o perlomeno indiretta: sono capace di fare 15/150 e sono il migliore del villaggio. Ma il giorno che arriva Jerry West, scopro che si può andare ben oltre il misero risultato di cui mi sono accontentato.

Il che vuol dire, che non giudicherò più “buono” un risultato inferiore ad almeno 50/150, perché ho visto che Jerry West, una persona come me (due gambe, due braccia, due occhi, fisico normale), ne segna almeno 100.

I nostri giudizi di valore, soprattutto nello sport, vanno rapportati a un adeguato gruppo di riferimento. Non sono buone le vittorie contro le schiappe, sono invece buone, anche per senso comune, le sconfitte all’ultimo in cui facciamo sudare i migliori: “beh, però li abbiamo fatti faticare! Hanno dovuto dare il meglio per batterci, anche se eravamo sfavoriti”. Questo succede proprio perché non abbiamo in mente solo l’obiettivo immediato della vittoria, ma soprattutto l’obiettivo a lungo termine di diventare il riferimento per il gruppo, di diventare i migliori.

1 Comment »

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  1. Comment by Amici del Campetto Staff, 05 12 05 @ 19:30

    Bisognerebbe impegnarsi come quando si gioca contro la prima in classifica.
    E bisogna giocare nel rispetto delle regole e dell’etica facendo di tutto per vincere, ma avendo chiaro che l’importante e’ partecipare. Cioe’ la sconfitta non deve essere vista come una cosa negativa: magari capita che si impari di piu’ perdendo di pochi punti che non vincendo di tanti punti.

    Ok, forse sono concetti banali e sempre non realizzabili, ma nello sport di oggi e’ meglio ribadire.

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