EBA
Tale di Amicidelcampetto propone il nome per la lega professionistica a franchigie europea: EBA, European Basketball Association.
Bel suono, facile da mandare a memoria, veloce da pronunciare e scrivere. Una sola obiezione: perché in inglese? Le squadre inglesi fanno pietà.
Certo l’inglese è la lingua del mondo - sventuratamente. Certo se non fosse così, ci sarebbe una piccola diatriba sulla lingua da usare: spagnolo (al momento il miglior campionato d’Europa), italiano (il secondo campionato d’Europa?), greco (la lingua di chi ha vinto gli ultimi Europei), serbo/croato (la lingua delle terre che hanno prodotto la maggior quantità di campionissimi), lituano, francese (altrimenti non partecipano, sti permalosoni!)…
Perché no in latino?
Comunque la questione è sterile, se si farà sarà in inglese.
Chi ha i soldi per questo progetto? L’Eurolega. Se ti ricordi è nata proprio come scissione dai classici tornei FIBA, conglobando le squadre più ricche del Continente (in Italia le tre che hanno partecipato alla fondazione furono Treviso e le due di Bologna, Virtus e Fortitudo). Il progetto iniziale era proprio quello di creare qualcosa a parte. Che poi le squadre non abbiano voluto staccarsi definitivamente dai campionati nazionali è un altro paio di maniche.
Faccio delle ipotesi, perché non ho il pass per entrare negli uffici dell’Eurolega e partecipare alle riunioni dei capoccioni: le società hanno avuto paura di perdere i soldi derivanti dalle partecipazioni ai campionati nazionali. Vogliono, come si dice, moglie ubriaca e botte piena - fuor di metafora, soldi a casa e soldi fuori.
Perché il progetto EBA vada in porto però bisogna fare una scelta, tocca mollare gli ormeggi e far vela verso l’ignoto. Una scommessa. Vale la pena?
Il 2 Novembre su Basketnet Toni Cappellari racconta delle voci che girano per i corridoi di scissioni da parte della Lega, e rammenta il tentativo della Basketball Trading Association. Stoppato all’ultimo da Petrucci.
Ora che Petrucci è capo del CONI sarà ancora difficile scollarsi; ma in realtà fin dagli albori la pallacanestro ha tentato di darsi uno statuto di autonomia che le è sempre stato negato - leggere La leggenda del basket di Arceri-Bianchini per informazioni.
Il futuro riformato del nostro sport deve passare per questa via: con i rischi connessi. Per esempio potrebbe diventare un circo per superatleti, con rari veri campioni, come la NBA. Sinceramente ne dubito, la mentalità del basket europeo è ben diversa, molto più centrata sulla tecnica e la tattica - anche se molti invidiano i salti degli americani.
Il vantaggio più evidente? Le squadre che restano nei campionati nazionali diventano vivai. Hanno grande interesse - economico - a produrre talenti non solo per vincere il proprio campionato, ma per vendere alle squadre del piano di sopra. Ci saranno contratti con clausole EBA, sempre che le regole sugli svincoli non puniscano eccessivamente le squadre.
Tocca punire i maneggioni che mettono i bastoni tra le ruote ai giocatori per interessi oscuri, non le squadre che hanno ben lavorato per creare un giocatore - ma questo dipenderà molto dal rapporto che sapranno creare gli staff con i propri rampolli. Un giocatore che si trova bene non avrà difficoltà a pensare anche al bene della squadra, nel momento di andare verso la EBA.
Ma chi trarrà vantaggio, come Nazione, da un progetto del genere? Giustamente viene sottolineato, nei commenti di Tale, che ragazzi di altre nazioni sono molto più fisicati e allenati, tecnici, dei nostri. Quindi saranno loro a finire nelle supersquadre.
Io vedo sempre l’altro lato della questione: qualcuno avrà la colpa. Allenatori che non si preoccupano di costruire ma si affidano ai soliti 5, per esempio. Giocatori che si montano la testa. Dirigenti che comprano dai mercati inflazionati perché costano meno. L’eterna lotta degli arbitri contro lo sport per abbassarlo al loro livello. In Italia fare sport è davvero passione, nel senso etimologico della parola (dal greco, “sofferenza”). Avere idee è un crimine, chi propone innovazioni trova alternativamente o un muro di gomma o una mafia o un tribunale dell’Inquisizione che lo costringe con mezzi crudeli all’abiura.
Il fatto è che gli altri sono più avanti. Meglio per loro, sono stati più bravi, non dobbiamo recriminare ma darci da fare per cambiare le cose.
Diciamo che gli slavi sono avvantaggiati perché hanno il fisico ideale per giocare (alti, longilinei, forti, veloci)? Rispondo: Corbalan. Ovvero un play spagnolo che non aveva proprio niente del giocatore di basket. Relativamente normale (1.84), tarchiatello, con l’aspetto di un ragioniere sfigatino, un po’ stempiato (ammesso il teorema di Sansone che i capelli diano forza). Ma un’abilità coltivata, portata oltre i limiti del comune giocatore, senza paura. Il suo palmarés? Con il Real Madrid tra gli anni ‘70/’80 vince: 12 Ligas, 7 Copas del Rey, 3 Coppe d’Europa (e 3 volte vicecampione), 1 Recopa (e 1 volta vice), 1 Korac, 3 Intercontinentali, 1 Coppa del Mondo per club; con la Nazionale, 3 partecipazioni alle Olimpiadi, argento a Los Angeles ‘84, argento agli Europei di Nantes 1983, miglior giocatore d’Europa 1983, MVP degli Europei di Nantes 1983.
Tra 1980 e 1988 oltre a giocare era medico in servizio al reparto di cardiologia all’ Hospital Clinico San Carlo a Madrid. Il che implica che aveva anche trovato il tempo di studiare una materia delicata, non come i superfenomeni americani che saltano il college per arrivare in NBA.
Per esempio, sapevi che il primo MVP di una manifestazione europea, quella che oggi è l’Eurobasket - teatro della trista esibizione italiana in terra serba-, fu Rafael Martìn, uno spagnolo, a Ginevra 1935? Solo l’edizione seguente toccò a un lituano, Frank Lubinas - che comunque era un giocatore di scuola americana che rientrava alla patria originaria. E a Nantes 1983 MVP fu proprio Corbalan (nell’ ‘85 era Sabonis, mica puzzetta).
La pallacanestro, ben oltre la cinica posizione che afferma “è un gioco per persone alte”, in realtà è un gioco per persone che coltivano la loro abilità. Bisogna mettere palla nel canestro, devi imparare a tirare. E puoi imparare se sei alto, se sei basso, se sei bello, se sei brutto, se sei bianco, se sei nero, se sei muscoloso, se sei segaligno eccetera.
Finora da noi è mancata questa mentalità. Non è colpa degli slavi, non è colpa degli spagnoli, non è colpa degli americani se finora chi ha guidato il movimento italiano non ha voluto guardare al giorno dopo domani.
Sai che ho capito adesso che forse intendevi proprio questo, esimio Tale? Cioè, dicevi che gli altri sono più avanti proprio per sottolineare che qui non si è fatto il necessario. Allora ho fatto su uno spiegone quando bastava dire “Bravo, sono d’accordo”

Prima di tutto, grazie del post…:) hai sviluppato bene l’argomento.
La cosa strana sul campionato italiano e sulla nostra nazionale di basket sono i successi degli ultimi anni (non guardiamo alla recente eliminazione dal campionato europeo). Con tutti gli stranieri che giocano nel campionato italiano (non esiste un grafico di quanti siano nelle squadre di serie A?), i pochi italiani rimasti imparono a giocare con cestiti che arrivano da una buona fetta di mondo. Forse questi italiani (quelli che giocano) traggono giovamento dal difendere e attaccare contro atleti cosi’ diversi.
Sull’Eurolega hai ragione e cammina senza una gamba. Ora si rifa’ molto alla Coppa dei Campioni del calcio, l’EBA potrebbe essere una sua evoluzione. Ma l’Europa è pronta per tutto questo? Se non è stato fatto nel calcio un motivo ci sara’ ed è la solita questione dei profitti (come hai detto bene tu “moglie ubriaca…”) a livello nazionale: si è piu’ protetti, si hanno le mani meglio “impastate”, si hanno i tifosi.
Un punto nodale è capire come verranno redistribuiti i vari introiti della nuova lega? Non so cosa succede in NBA…
Sul fattore tecnica vs fisico: direi che contano siamo sul 50 e 50. In attacco uno bravo tecnicamente riesce a fregare un atleta, in difesa non lo so… hai bisogno molto dei compagni.
Comment by Amici del Campetto Staff — 05 11 05 @ 21:46
il campionato spagnolo ha affrontato il problema degli stranieri così come lo abbiamo affrontato noi. ma negli anni in cui noi non sapevamo produrre niente, loro vincevano a ripetizione le competizioni giovanili, e sfornavano giocatori del livello di navarro, gasol (rookie of the year in nba, e talento affermato e rispettato), adesso fernandez, vasquez etc. e poi rubio, che ha 15 anni e gioca già nella acb.
il problema non è la quantità (o la qualità) degli stranieri; è la mentalità. in italia tocca usare le maniere forti per costringere chi ha il pallino in mano a fare il bene del movimento e non badare solo al proprio tornaconto economico. questo è l’unico motivo per cui sono favorevole ai limiti sugli stranieri - limiti ben più stretti di quelli previsti.
se togliamo alternative, saranno costretti a far crescere talenti in proprio, altrimenti perderanno le partite.
tecnica/fisico: secondo me ci sono fior di esempi che dimostrano quanto più importante sia l’abilità della superiorità fisica. ti faccio un paio di nomi: bird e sabonis. oppure lo stesso kobe bryant, che non ha gli zompi dei vari carter, t-mac, lbj o tutti sti saltatori che non solo non hanno ancora vinto niente, ma molto difficilmente vinceranno mai qualcosa. kb8 è molto fisicato, ha ottime basi, ma non le migliori. però è la guardia in assoluto migliore della nba - carattere, abilità coltivata. vince con la testa, non con il fisico. il suo fisico è solo uno strumento, per gli altri è l’unica arma.
Comment by alex — 06 11 05 @ 08:23
Corrado, presidente di Pall.Cantu’, risponde piu’ o meno cosi’ alla domanda sulle restrizione degli stranieri (in una tv locale TeleSetteLaghi): “Dovro’ spendere di piu’ e meglio sugli stranieri e devo richiamare gente vecchia italiana (Zorzolo…) e qualche giovanissimo. Basta che non ci sia l’obbligo di mettere sotto contratto i giovani italiani. Se metto in campo 3 giovanissimi, perdo tutte le partite”.
Probabilmente il livello degli stranieri aumentera’. Speriamo che sia positivo per il basket e per i giocatori italiani.
Koby è molto forte come singolo, ma pecca nella gestione di una squadra. Il gioco dei Los Angeles Lakers anno 2004-2005 era un non-gioco.
Comment by Amici del Campetto Staff — 06 11 05 @ 12:17
e finalmente l’ha capita! uno che ha sempre messo insieme squadre con 8 stranieri su 10! se invece di cercare tanto in giro lavorava sul vivaio, a quest’ora aveva dei ricambi validi - giovani e giovanissimi italiani.
quello che intendo io è proprio questo: visto che non hai saputo prepararti, adesso non devi piagnucolare. ti becchi le legnate perché sei costretto a mettere in campo i “tre giovanissimi” che cita il presidente corrado. io spero proprio che ci sia anche, se non proprio un obbligo, perlomeno un invito ufficioso a usare giovani del vivaio.
se prende i “vecchi” il risultato (perdere) è lo stesso, tanto vale che impieghi i giovani, almeno in uno/due anni quelli arrivano a maturità (mentre i “vecchi” arrivano alla pensione).
il livello degli stranieri deve aumentare, deve tornare a quello di anni fa. metti che hai 100 soldi di budget, di cui ne prevedi 40/45 per gli stranieri (ottimista, adesso diciamo che si prevedono circa 70 soldi per gli stranieri). se in quella cifra ci devi fare stare 3 stranieri, la qualità cala. ma se ce ne deve stare solo uno, puoi permetterti un campione vero. di quelli che magari sono anche persone intelligenti, che insegnano basket a chi gli sta attorno (diciamo un cosic, per chiarirci le idee).
su bryant: il gioco dei lakers dello scorso anno era poca cosa perché la squadra era poca cosa. per me, grande truffa cestistica il signor odom. e non hanno cacciato lui, ma butler (che non sarà l’ala piccola migliore di tutti i tempi, ma è certo meglio di un odom fuori dai ruoli). via odom pigli un centro decente, che faccia un lavoro essenzialmente: prendere rimbalzi.
tex winter, l’ “inventore” del triangolo (in realtà il triangolo esisteva già), dice che senza shaq in mezzo, kobe nel triangolo sarà ancora più devastante. l’ultima partita ne ha messi 39. il resto della squadra ovviamente deve ancora capire il triangolo.
perché? perché è un gioco vecchio come il cucco! implica il coinvolgimento di almeno 3 giocatori (… ovvio no?…), la comprensione dei movimenti negli spazi, i tagli e le tattiche. tutte cose che il basket americano ha dimenticato. e non vuole ricordare nonostante jackson (c’è chi dice che il merito sia piuttosto di winter, e nei rari momenti di modestia un po’ lo ammette lo stesso jackson) con quel sistema ci abbia vinto 9 titoli.
Comment by alex — 06 11 05 @ 14:59
Preso dall’articolo “Piu’ italiani nei roster? In realta’ per i nostri giovani non cambiera’ nulla”:
http://195.56.77.208/news/?id=55685&redi=
>
Sono d’accordo…:)
Comment by Amici del Campetto Staff — 06 11 05 @ 19:51
un post nuovo
Comment by alex — 07 11 05 @ 07:56