Ancora sulla riforma
Perlomeno l’argomento ha destato l’attenzione di due accurati lettori, “Tale” di Amicidelcampetto.it e “Gian” di Giannazzo.com, quindi proseguo su questa strada commentando i due commenti.
Tale dice che il problema è nella quantità risicata di giocatori nelle giovanili delle squadre. Perfettamente d’accordo sulla necessità di aumentare questo numero. Ma con due squadre in meno, servono almeno 24 giocatori in meno.
Come risolviamo la questioncella della scarsità di talenti giovani? Per me si è perso troppo tempo finora, la colpa è da addossare anche al sistema professionistico. Cosa intendo: se sono una società professionistica devo produrre, a fine stagione, dei libri contabili al fisco - che siano regolari e il bilancio in attivo, altrimenti si fallisce. Esempi recenti: Virtus Bologna e Pesaro, società che hanno segnato la storia della nostra pallacanestro nazionale e internazionale.
Ergo le società professionistiche, gestite da imprenditori prima ancora che da esperti di basket, hanno preferito vie alternative al vivaio: meglio l’uovo oggi che la gallina domani è il motto del manager. Alla fine, chissenefrega se domani la società fallisce, io oggi ho soldi per me e risultati per la squadra - così ragiona il manager.
Malattia gravissima (non ricordo più chi ha detto “l’economia è una cosa troppo seria per lasciarla fare agli economisti“, Ezra Pound e/o Cirino Pomicino) che porta a una morte dopo un’agonia più o meno lunga a seconda delle disponibilità finanziarie della società: più soldi ci sono in cassa, più giorni si campa.
Il risultato immediato si ottiene con l’americano tagliato, con lo slavo formato, non con il giovane italiano. Perché? Perché da noi si gioca a basket solo nelle squadre! Nelle scuole manco a parlarne. Le giovanili normali fanno circa tre allenamenti settimanali, senza troppe pretese; le giovanili di grandi squadre producono in teoria giovani più pronti, per il semplice fatto di competere in campionati più selettivi e giocare, una volta arrivati nella categoria juniores, anche nella prima squadra - che è una grande squadra.
Tutto bello: ma al manager costa meno un americano che arriva da un mercato inflazionato - se nessuno vuol comprare la mia merce al prezzo x perché ce n’è troppa, devo abbassare il prezzo. E i giovani prodotti vanno a fare la B. Persi.
Mia severa soluzione: le squadre che partecipano a campionati FIBA (non solo una regola nazionale quindi, ma una decisione collettiva dell’organo preposto!) devono mettere in campo almeno 2 eleggibili. Come fanno in Russia (anche se poi ci truscano un po’, tipo Holden del CSKA è considerato russo ed eleggibile, visto che agli ultimi Europei era il play titolare della Russia - nessuno dei compagni era contento, perché lui è americano…).
E tornando all’obiezione “Mancano”, rispondo: colpa delle scellerate gestioni di alcune squadre - che paghino il fio! Se non ne hai ne produci, nel mentre metti in campo quello che puoi: se hai solo un quattordicenne, metti quello e deve giocare.
Gian approva l’idea di una Superlega europea; l’idea tempo fa non mi piaceva, devo essere sincero. Troppi interessi economici dietro (ci rendiamo conto che lo sport non è in mano a chi lo pratica ma a chi lo usa per lucrare?), mi sarebbe piaciuto invece un serio scossone al campionato nazionale per far emergere i valori propri di ogni campionato.
Ormai questo sogno lo considero una battaglia persa, ma soprattutto ho considerato il valore dei giocatori europei, ho avuto una visione di una “nazionale” dell’ Europa che scenda in campo a confrontarsi con il cosiddetto Dream team di UsaBasketball. Secondo me, non solo ormai il divario è colmato, ma in realtà non c’è mai stato. Ho provato a vedere in retrospettiva una squadra “Europa”, e i nomi mi sono scorsi davanti agli occhi: Sabonis, Danilovic, Divac, Petrovic, Belov, Radja, Cosic, Meneghin (padre, ovvio), Marzorati, Caglieris, Riminucci, Yannakis, Corbalan… i nomi sono innumeri, ho citato alcuni a campione.
Nel caso l’Europa fosse organizzata federalmente come gli Stati Uniti, credo che le euronazionali sarebbero più forti in ogni tempo di qualunque nazionale Usabasketball. Oggi più che mai - problemi ci potevano venire nel ‘92 dal trio Jordan-Magic-Bird, ma pensiamo che a Barcellona sul secondo gradino del podio c’era la Croazia (non la Jugoslavia, solo la Croazia) e sul terzo la Lituania (non l’Unione Sovietica, solo la Lituania). I talenti abbondavano: nella Croazia Radja e Kukoc, nella Lituania Sabonis e Jasikevicius, oltre a Marciulonis. Una euronazionale poteva battere anche quel Dream Team (pensiamo a un quintetto con solo i cinque qui citati: play Jasikevicius, guardia Marciulonis, ala piccola Kukoc, ala grande Radja, centro Sabonis!).
E gran parte del merito sarebbe stata di Sabonis, il miglior giocatore di basket di tutti i tempi. Non un americano, ma un lituano.
La Superlega europea, tornando a bomba sull’argomento, potrebbe essere un veicolo per arrivare a questa super euronazionale, come succede con la NBA in USA.
Sul Pro-Tour di ciclismo mi pronuncio brevemente, perché esula dal tema del blog e perché non ne so abbastanza: se i movimenti nazionali non ne hanno subito danno, è sicuramente un miglioramento. Un circuito chiuso è più controllato - e questo è un bene per la salute dei ciclisti e per l’immagine del ciclismo, vittima prediletta dei media perché in Italia non si può dire che il calcio è il più tossico di tutti gli sport.
Inoltre, la qualità complessiva del ciclismo all’interno del Pro-Tour dovrebbe alzarsi, perché il circuito è definito e la preparazione può essere più regolare e regolata. Ed è più appetibile per i media, anche se in Italia il ciclismo non è trattato così male (tutto il Giro, tutto il Tour, i Campionati Nazionali, i Campionati Mondiali…), siete più fortunati voi ciclisti di noi cestisti!
Sul discorso dei vivai, faccio un ulteriore esempio.
Quando ero giovane e partecipavo con la mia squadra a tornei, le squadre straniere (Francia, zona ex-Jugoslavia…) erano nettamente superiori fisicamente (muscoli e atletismo) a quelle italiane.
Per dirne una le squadre straniere erano di una categoria inferiore, nel senso che avevano un’età di 1-2 anni in meno, rispetto alle squadre italiane. E questo circa 10 anni fa (ho 24 anni).
Sulla nazionale Europea e sulla Superlega Europea (EBA, European Basketball Association?) sono d’accordo. Mi chiedo pero’ chi possa avere l’autorità e il capitale per spingere questo progetto.
Ad esempio la NFL Europe, la lega di football americano a livello europeo, viene finanziata quasi interamente dalla NFL americana, che sfrutta le squadre europee per far crescere i propri giocatori e per pescarne di nuovi.
Non credo che la NBA voglia aiutare l’Europa a fondare una sua Superlega e relativa nazionale.
non so perché ma il tuo secondo commento è sparito dopo che gli ho messo l’approve per pubblicarlo. mi spiace, comunque nel mio nuovo post rispondo anche a quello (il tema è counque la diversità di preparazione e livello del nostro basket rispetto al basket europeo).
Ultimamente la MLB sta dando un po’ di appoggio alla federazione italiana…
per esempio si parla di portare l’opening day all’olimpico e l’italia parteciperà, non faccio commenti sul come però, al World Baseball Classics, una specie di campionato del mondo per professionisti organizzato dalla stessa MLB. Mi è difficile capire quali motivazioni abbia questo sostegno, ma pare ci siano…